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Utilità e praticità non escludono benessere e sicurezza. Un binomio su cui riflettere anche riguardo all’interrogativo “Pellicola alimentare cancerogena?”. Questo aspetto, infatti, è al centro della riflessione quando si tratta di valutare la comodità di un prodotto che consente con grande facilità di conservare alimenti e piatti di ogni tipo.

La pellicola per alimenti fa male?

I dubbi che possono nascere in merito all’utilizzo della pellicola per alimenti sono sempre vivi, anche perché notizie e informazioni al riguardo, spesso non del tutto esatte o attendibili, circolano da tempo. In questo senso, una corretta informazione è l’elemento più importante, oltre che utile. Rispondiamo quindi a te che hai digitato “pellicola alimentare cancerogena”.

Pellicola alimentare cancerogena: prima di tutto vediamo cosa sono le pellicole

cosa sono le pellicole alimentari

Pellicola alimentare cancerogena? Prima di rispondere a questa domanda vediamo più da vicino di cosa stiamo parlando. Le pellicole alimentari non sono altro che materiale plastico estremamente sottile, da utilizzare soprattutto per avvolgere e custodire cibi, ma anche per sigillare contenitori per la conservazione di piatti e pietanze già cotte.

La pellicola, in pratica, svolge l’importante compito di proteggere dal contatto con l’aria, preservando sapori, profumi e consistenza dei cibi (anche in freezer). Questi prodotti hanno ormai una lunga storia alle spalle, visto che fecero la loro prima comparsa sul mercato all’inizio del ‘900 grazie all’arrivo del cellophane. In un secondo momento, le pellicole furono arricchite con nuovi polimeri organici, tra cui il polietilene, per poi lasciare il posto al PVC, il materiale oggi più diffuso e utilizzato.

Le pellicole per alimenti sono nocive?

Con l’introduzione di sempre nuovi materiali e ritrovati, anche nel settore delle pellicole per alimenti si sono cominciati a sollevare i primi dubbi su eventuali rischi per la salute. In particolare, si è scoperto che alcuni additivi utilizzati comunemente per la produzione del PVC possono essere potenzialmente rischiosi per la salute. Ciò ha fatto sì che l’industria utilizzasse sempre più il polietilene. Il problema, tuttavia, si è spostato sugli ftalati e sul rischio di contaminazione degli alimenti conservati.

Composti chimici da evitare

Gli ftalati, in pratica, sono dei composti chimici che vengono aggiunti al PVC per renderlo più flessibile e modellabile. La loro “capacità” contaminante aumenta quando toccano cibi grassi, visto che gli ftalati sono particolarmente solubili a contatto con i lipidi. In questo senso, però, l’intervento legislativo ha di fatto ridotto sensibilmente l’utilizzo di questi materiali (anche in altri ambiti) nella fabbricazione delle pellicole.

In molti casi poi, i produttori hanno provveduto a eliminare il PVC, preferendo l’impiego del polietilene. C’è da dire, comunque, che la normativa di riferimento stabilisce quali siano i limiti e le tipologie di materiali da utilizzare per questo tipo di prodotti. Negli ultimi anni, quindi, i plastificanti adipati hanno preso il posto degli ftalati, grazie anche alle indagini condotte dall’Organizzazione Mondiale della Salute.

Pellicola alimentare cancerogena: PVC e ftalati

Il contenuto di ftalati del PVC rende questo materiale senz’altro poco indicato nella fabbricazione di pellicole e nella conservazione degli alimenti, oltre che sul pano ecologico. La produzione del PVC, infatti, porta alla formazione di elementi inquinanti, come il cloruro di vinile, una molecola cancerogena. È questo il motivo principale che spinto anche alcuni supermercati a fermare l’utilizzo di pellicole in PVC, sempre privilegiando il polietilene.

Se il PVC rappresenta sicuramente un vantaggio pratico, perché garantisce la fabbricazione di prodotti più malleabili e flessibili, d’altra parte l’impiego di ftalati rappresenta una criticità notevole. Secondo le numerose ricerche condotte a riguardo, infatti, queste sostanze possono causare alterazioni ormonali, ridurre la fertilità maschile, causare malformazioni nel feto e danneggiare fegato e reni. A partire dalle prime ricerche dell’Istituto Oncologico di Bologna, si è giunti a dimostrare che il monocloruro di vinile rappresenta un elemento cancerogeno “multipotenziale”, e quindi in grado di colpire diversi organi sviluppando diverse tipologie di tumore.

Pellicola alimentare cancerogena: normativa e sicurezza

Per tutti i motivi che abbiamo avuto modo di vedere, il rapporto tra produzione di pellicole e salvaguardia della salute rappresenta un aspetto particolarmente delicato. Per questo motivo, si sono avuti nel tempo diversi interventi a livello legislativo, sia a livello nazionale sia europeo. Il principio di base seguito è semplice: ciò che viene a contatto con gli alimenti deve essere sicuro. In pratica, i materiali utilizzati non devono cedere sostanze chimiche – sia per qualità sia per quantità – in grado di causare danni alla salute del consumatore. Come abbiamo detto, a partire dal 2007, la legislazione europea ha limitato l’uso degli ftalati allo 0,05%, in quanto in grado di causare alterazioni:

  • endocrine
  • metaboliche e
  • riproduttive.

No alla pellicola alimentare cancerogena: ecco come scegliere quella giusta

come utilizzare le pelllicole

Per prima cosa, quando si procede all’acquisto di una pellicola per la conservazione di alimenti, è sempre consigliabile leggere le informazioni che vengono riportate sulla confezione, individuando la dicitura “Senza ftalati”. La mancanza di questa dicitura, quindi, dovrebbe in genere significare che il prodotto è stato realizzato utilizzando PVC. Un altro aspetto da controllare è che sia presente la dicitura “Per alimenti” insieme al logo con bicchiere e forchetta. Si tratta del marchio europeo che serve a identificare l’utilizzo di materiali autorizzati e adeguati a entrare in contatto con gli alimenti.

Come utilizzare le pellicole

È buona norma, comunque, osservare alcune precauzioni nell’utilizzo delle pellicole. Prima di tutto, va evitato di metterle a contatto con cibi e alimenti ancora caldi. Inoltre, il loro uso nel forno a microonde non è consigliato, visti anche alcuni test specifici condotti su questo argomento. Periodicamente, poi, è necessario controllare le condizioni d’integrità e d’igiene delle pellicole quando sono già in uso in cucina.

Coperchi in silicone: una valida alternativa

Da tempo, ormai, l’offerta di coperchi in silicone è diventata talmente ampia e articolata a dimostrazione che questo tipo di accessorio è entrato a pieno titolo nelle abitudini e nelle pratiche casalinghe di tutti.

Per quanto riguarda nello specifico la categoria del coperchio in silicone, consigliamo di prendere in considerazione DigHealth, i coperchi in silicone Stretch. Si tratta di un assortimento di 12 coperchi per alimenti di diverse dimensioni, riutilizzabili ed espandibili. Si va dal coperchio per tazza fino a quelli da freezer, passando per quelli riservati alle pentole. Questi coperchi BPA free, disponibili in 6 formati, sono di forma rotonda, ed elastici e, quindi, si adattano agevolmente a tazze e scodelle, bicchieri e barattoli.

Grazie a queste caratteristiche consentono di evitare l’acquisto e l’utilizzo della costosa quanto inquinante pellicola trasparente. Le loro caratteristiche consentono un utilizzo nel forno a microonde, con una resistenza al calore che raggiunge i 230 °C. Sono dotati di sigillo ermetico non tossico, sono a tenuta stagna e a prova di lavastoviglie.

Siamo arrivati alla fine dell’articolo dedicato a “pellicola alimentare cancerogena”. Continua a seguirci per altri suggerimenti. A presto!

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